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Precariato?... i lavoratori ringraziano
28 Ottobre
E' un argomento ostico e puntualmente evitato dalla nostra classe dirigente.
Chi parla di questo popolo invisibile? Chi parla per questo popolo invisibile? Fino ad ora quasi nessuno! .
Tutti sanno. Nessuno fa nulla. Ma nel frattempo i numeri crescono e con essi l'incertezza e il pessimismo dettato dalla generale rassegnazione..
In bilico, sopra un terreno precario, si muovono quasi 4 milioni di persone, piu' 40 mila partite iva, più 2 milioni di nuovi disoccupati che tendereanno a crescere sensibilmente di numero nei prossimi mesi..
Non nascondiamo la gravita' del fenomeno dietro alla globale crisi economica poiche' e' un dato di fatto che nel nostro Paese dal 2001 al 2007 la percentuale di assunzioni a tempo indeterminato e' calata quasi del 60 per cento; questo grazie a riforme che hanno notevolmente ridotto i vincoli in capo ai datori di lavoro all'applicazione dei contratti a termine (ad es: non si pongono limiti alla quantita' di contratti a termine che il datore di lavoro puo' far sottoscrivere nel tempo allo stesso lavoratore)..
E' doveroso inoltre precisare che nell'attuazione della Legge 30 (9 Ottobre 2003) sono stati omessi articoli che esplicitavano la necessita' di avere un consenso da parte del lavoratore interessato anche a fronte di una maggior retribuzione da riconoscere allo stesso (art.3 comma b). Concetto, quest'ultimo, che la Legge Delega del 14 Febbraio 2003 riprende all'articolo 4 comma a) in cui parla di "...una congrua indennita', cosiddetta di indisponibilita', allo svolgimento di prestazioni di carattere discontinuo o intermittente..."..
L'insicurezza della precarieta' e' stata inoltre accentuata dalla pesante riduzione della legislazione a protezione dell'impiego a termine causata, oltre che da una precisa volonta', anche dalla consistente quantita' di diverse tipologie contrattuali che sono state introdotte negli ultimi anni..
Ricordiamo, cosa molto grave, che a questa forte inversione di tendenza verso la flessibilita' non e' seguita un'adeguata riforma degli ammortizzatori sociali, ne' tantomeno si sono create aperture nel sistema bancario tali da consentire l'accesso al credito anche a questi lavoratori considerati di serie B..
Difficilmente oggi riusciremo a descrivere il tipico lavoratore precario che, nell'immaginario passato, era un ragazzo giovane che si apprestava a fare la cosiddetta gavetta per acquisire una formazione adeguata all'inserimento in un contesto lavorativo stabile. I tempi sono cambiati. Oggi, mentre nella maggior parte degli Stati europei la gavetta viene chiamata flessibilita', da noi in Italia e' purtroppo sinonimo di precarieta' a vita e sfruttamento. Oggi vi sono precari giovanissimi e meno giovani, vi sono padri e madri precari, vi sono medici, operai, manager, insegnanti, ricercatori...in pratica, questa piaga sociale non ha risparmiato nessuna categoria di lavoratori, ne' tantomeno quelli operanti nel settore pubblico, a cui la Legge 30 non avrebbe dovuto essere applicata..
Tutto questo "immenso materiale umano", che io preferisco chiamare persone, ha pero' dei tratti distintivi che le accomuna:
* salari piu' bassi di circa il 20 per cento;
* impossibilita' di ottenere aumenti salariali e/o scatti di anzianita';
* impossibilita' di far richieste seppur legittime (ferie, permessi, maternita') poiche' cio' comprometterebbe il rinnovo contrattuale e/o la successiva chiamata;
* impossibilita' di accesso al credito;
* rinuncia alla maternita' per mantenere un lavoro, seppur sottopagato;
* scarse prospettive previdenziali a causa di ridotti e discontinui versamenti contributivi, i quali renderanno questi lavoratori futuri candidati ad una nuova poverta'.
Poiche' nutro la forte convinzione che il tempo degli inchini e riverenze sia finito e consapevole della necessita' di riscoprire una nuova coesione e solidarieta' tra lavoratori, e' nata l'Associazione Vittime del Precariato-A.L.Vi.P.
Maruska Piredda, Presidentessa A.L.Vi.P.
